Ghiaccio della Merla

I giorni della merla

Ghiaccio della Merla

C’è una leggenda che riguarda gli ultimi tre giorni di gennaio, considerati i più freddi dell’anno, la racconto a voi così, come le mie ave la raccontarono a me.

A quei tempi i merli erano bianchi, per meglio mimetizzarsi con la neve d’inverno, come a volte se ne vedono ancora.
Erano molto belli e giustamente fieri del loro piumaggio candido che luceva al sole.
Come oggi, costruivano i nidi tra le siepi o nei giardini, vicino agli umani, dove trovavano tra stalle e stagni, campi e orti, abbondanza di insetti d’estate e avanzi di frutta e bacche d’inverno. In cambio donavano il canto melodioso che li contraddistingue anche se, a volte, voleva dire finire in gabbia.
Quell’anno però il freddo fu talmente freddo che anche il ghiaccio tremava.
Ai polli gelavano le creste e si rifugiarono nelle stalle insieme ai conigli a cui gelavano naso e orecchie, ospitati dai pazienti bovini che gradirono un po’ di compagnia.
Il gatto fece tregua coi sorci e condivisero il canto del focolare.
Persino le siepi erano pietrificate da fiori di ghiaccio e la paglia nel fienile talmente indurita da non potervi fare un buco.
I poveri merli invece non riuscivano a trovare riparo dal gelo.
Il buio avanzava, piegato anch’esso sotto il peso del ghiaccio. Se non trovavano un riparo alla svelta non avrebbero visto la luce del giorno.
Stavano per cedere alla disperazione quando, vedendo il fumo uscire dal grande camino di pietra, al merlo venne un’idea.
-Ripariamoci lì dentro, dove esce un po’ di calore, domani, quando uscirà il sole cercheremo un altro riparo.
Così fecero.
Il merlo, più spavaldo, riuscì a infilarsi dentro il camino in un anfratto della pietra calda. La merla, più timorosa, come tutte le merle, si accoccolò sotto il torrino del comignolo, anche se stava un po’ scomoda, sperando che il nuovo giorno sciogliesse gelo e paura.
Ma il giorno arrivò e il gelo non si scioglieva.
E poi arrivò un altro giorno, e persino il canto gelava nelle gole.
Di giorni ne passarono tre e, quando ormai disperavano di salvarsi, finalmente il sole fece capolino dietro le nubi assiderate.
Spinti dalla fame si decisero allora ad uscire da quel riparo improvvisato, ma non erano più gli stessi.
Il merlo era tutto nero dalla fuliggine che saliva dal camino, e la merla affumicata, con la livrea picchiettata dalle faville che le avevano bruciacciato le penne.
Da allora i merli sono rimasti così, per ricordarsi, e per ricordare a tutti noi, che gli ultimi tre giorni di gennaio sono i più gelidi.

Da allora quei giorni, in onore del loro patire, vengon chiamati “i giorni della merla”.

Tiade 31 gennaio 2018

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