viola mammola

Le feste della Ruota. Imbloc (Candelora)

viola mammola

immagine: Fritz Geller-Grimm [crediti]

Il terzo Sabba dell’anno (dopo Samhain, il capodanno pagano il 31 ottobre e Yule, il solstizio d’inverno) rappresenta un momento di transizione tra l’inverno e la primavera. La Dea si appresta al risveglio e con lei la terra.

È una festa di rinnovamento dove si celebra il ritorno della luce, la ripresa delle forze dopo il parto. Ci si prepara con riti di purificazione, con la pulizia della casa, si preparano le nuove candele e il sapone, si preparano i semenzai che andranno a ingravidare la terra.
Per la civiltà agreste e pastorale, Imbloc, o “in latte”, rappresentava il momento in cui si riempivano di latte le mammelle degli armenti pronti alle nuove nascite, latte che veniva versato per nutrire la terra come offerta propiziatoria. La tradizione celtica prescriveva che si facessero passare i primi agnelli nati in cerchi infuocati con le cui ceneri le donne si cospargevano le parti intime confidando che aiutasse le gravidanze, per questo veniva chiamata la festa della fertilità e i figli concepiti in quel periodo venivano detti figli del fuoco.

Alcune tradizioni, ancora, festeggiano in questo giorno la triplice Dea, riti sopravvissuti presso alcune fonti che rappresentano la linfa e la forza vitale della Madre. Reperti votivi sono stati ritrovati presso sorgenti e corsi di acqua un po’ in tutta Europa.

Le giornate, che già da Yule si sono allungate, portano una promessa di primavera anche se incerta dal momento che febbraio, il mese della “luna di ghiaccio”, è considerato il mese più nevoso.
Il fuoco, l’acqua, la terra governati dal ciclo del cielo.
E al cielo si volge lo sguardo per trarre gli auspici per la stagione.
Noto il detto popolare che varia da dialetto a dialetto ma con una evidente origine comune. Io lo ricordo così:
Candelora, Candelora, se pioviscola o gragnola dell’inverno semo fora;
Se fa sole o solicello, siam nel mezzo dell’inverno.
Se in questo giorno il tempo sarà inclemente l’inverno e agli sgoccioli, ma se il sole sembra dire che la buona stagione è arrivata siamo in realtà in pieno inverno.

Sono gli ultimi rigori, le ultime scorte di cibo, gli ultimi ciocchi di legna da ardere, ma il risveglio è comunque imminente recando seco promesse e già, sfidando le gelate, fanno capolino i primi fiori (che non sono le primule) con le loro foglie a cuore e il loro soave profumo, le viole mammole (uniche viole a profumare) e i fiori penduli e pallidi del nocciolo. Le gemme degli alberi cominciano a gonfiarsi, gli animali a svegliarsi dal letargo e le giornate si fanno via via più luminose.
La Ruota gira donando rinnovate energie.

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