Frana

Una frana infinita

FranaEccomi qua.
È difficile riprendere il filo dopo nove mesi, praticamente un parto.
Sono stata giorni con il foglio bianco indecisa su cosa scrivere, e se scriverlo.

A Marzo dello scorso anno pensavo che la sequela di “imprevisti” fosse finita e fosse solo questione di tempo e pazienza.
Poiché da più di un anno non lavoravo per sottopormi a una serie di esami per affrontare un intervento abbastanza antipatico, ho chiesto il Reddito di cittadinanza, confidando di usufruirne per non più di sei mesi. Contavo di riprendere il lavoro, pesante ma necessario, appena fossi stata in grado.

Nel frattempo Delfo, il mio informatico preferito nonché mio figlio, è riuscito a mettermi insieme un portatile, limitato ma funzionale, mi sono decisa a comprare un cellulare che potesse connettersi, ché anche la “saponetta” si era fusa insieme a tutti i pc dell’ufficio e ho trovato finalmente una stamperia per i libri. Mancava solo Delfo che, nei ritagli del lavoro che sta cercando di mettere in piedi, trovasse il tempo di spostare il sito su un altro hosting e riattivare le mail. Il box nuovo per l’hd esterno e i certificati per il sito avrebbero dovuto aspettare.
Insomma, con una piccola spesa di taxi sarei potuta tornare a casa mia, una valle e qualche colle più in là, a riannodare i fili spezzati.

Avrei… a condizione che a metà Dicembre non fosse caduta una frana. Son usa camminare, sia per scendere da casa mia fino a valle che da casa di Delfo che è servita da rari autobus. Ma la frana ha reso il tragitto impraticabile e gli autobus sono stati del tutto soppressi. La maledetta è ancora là e il problema non sarà di breve soluzione.

Panorama dal satelliteAlternativa, strade sterrare impercorribili ai taxi e troppo lunghe a piedi. Lunghissime.
Per fortuna gli amici di Delfo si erano resi disponibili, bastava aspettare che mio figlio incassasse compensi ritardatari, rendendolo finanziariamente autonomo, e sarei potuta rincasare.
Già, se per le feste di fine d’anno non fossi finita in ospedale scongiurando un intervento diverso da quello programmato.
“Ok, questa è l’ultima, DEVE essere l’ultima, poi torno a casa” pensavo.
Pia illusione, uscita io, Delfo, invidioso, ha preso il mio posto con una crisi asmatica. Mica potevo lasciarlo solo.
E si arriva a fine Gennaio di quest’anno.
Metto insieme le mie carabattole, aspetto che Delfo rientri e mi metto d’accordo con gli amici automuniti per partire armi e bagagli decisa a non arrendermi.
Due anni di mazzate colmavano la misura, credevo. Che altro poteva succedere?

Quasi non ci credo.

Una pandemia con tanto di coprifuoco!
Amici in quarantena e noi definitivamente isolati, entrambe le abitazioni in zona rossa, distanti tre comuni e in due regioni diverse.
Prigionieri.
Come se non bastasse mi è stato drasticamente decurtato il reddito.
Mi sa che mia madre aveva ragione: -Hai pisciato nel battesimo-

Tabarro Morgana
Tabarro Morgana – Tiade

Stop alla pubblicazione dei libri, stop ai quadri, ai tabarri, all’orto e a tutti quei progetti che avevo in cantiere. Riprogrammare l’intervento manco a pensarci!
Mi consola solo il fatto che nel biennale rosario di sfighe abbiamo avuto un discreto colpo di fortuna. Nonostante la lunga frequentazione in ospedale ne siamo usciti indenni. Per ora, e lo dico a bassa voce.
Nel frattempo le notizie si rincorrono veicolate da un linguaggio bellico che trovo inadeguato, di certo è un periodo di Resistenza.
Molti hanno perso i propri cari senza il conforto dell’ultimo saluto, molti stanno lottando, dentro e fuori dai letti, molti, sempre troppi, non si rendono ancora conto mentre troppi perdono la loro personale battaglia.
Sì, lo so, è un articolo “alla via così”, come mi frullava in testa, ma anche io ho paura, come tanti, soprattutto per Delfo, uomo asmatico ad altissimo rischio, che deve scendere a piedi e attraversare la frana semplicemente per andare in framacia. Per la spesa idem. Sono terrorizzata.

Mi sento immersa in una società distopica in piena crisi apocalittica. Non so come evolverà la storia, personale e generale, non so come ne usciremo. Di sicuro non tanto presto.

Il pane di TiadeNel frattempo continuerò ad occuparmi dei gatti, a fare il pane, a pubblicare sul sito, a supportare Delfo come posso, a inventarmi soluzioni cercando di Resistere, attività a cui ormai sono allenata. E non riesco a far finta che “tutto andrà bene”.
Devo attingere a tutte le mie scorte di pazienza e resilienza, persistendo negli intenti possibili ma senza aspettative.
E non posso nemmeno, come fanno tanti autori, chiederti di offrirmi un caffè. Non saprei dove andarlo a bere.
A chi ha avuto la pazienza di leggermi arrivi il mio augurio, sentito.
Ad maiora. Tiade

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4 commenti su “Una frana infinita”

  1. Oh mamma… leggo ora. Lassù ci si sono messi d’impegno quest’anno, non c’è che dire. Una zia soleva dirmi “non ti mandano niente di più di quello che può sopportare” e io le rispondevo “ma le ferie se le prendono mai quelli?!”

    1. Ti giuro non dirò mai più “Non vedo l’ora che quest’anno finisca”, perché “quelli” pare che mi preparino sempre nuove sorprese.
      Parole d’ordine: “Prendila così, non dobbiamo farne un dramma…”, ma intanto ci si arrovella sul da farsi.

  2. Che dire….sei stata messa a dura prova, come molti, come me, che in questa pandemia ho perso il lavoro, ma sei tra noi fortunati che la possiamo raccontare, e ne sei giustamente consapevole. Forza e coraggio, ti saluto con le parole di mia nonna, che, come la tua, era una donna saggia, e mi diceva sempre che anche l’ora più lunga, dura solo sessanta minuti. Un abbraccio.

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