Tiade e le lucciole

Tiade e le lucciole

Dieci anni ormai sono passati dal mio arrivo ma non la sensazione di essere immersa in un incantesimo.
Ripercorro gli antichi sentieri con gli occchi pieni di memoria ma con la meraviglia intatta. La macchina fotografica è lo strumento dei sogni e delle nostalgie, e compagna di giorno e di notte, quando mi piace scandire il tempo della gratitudine rinnovando le “tradizioni della ruota”, come portare piccoli doni agli esseri della foresta o lavarmi alle sorgenti immersa nell’universo di Pan.
Oggi sono scesa fino in paese seguendo il volo del gheppio in un cielo di zaffiro. Immersa nella luce, respiro la sensazione di immensità protetta dall’abbraccio dei colli che coronano la valle.
La risalita a piedi, con il fardello della spesa, è un incedere lento. Sono solo tre chilometri ma l’erta è implacabile.
Mi fermo ogni tanto sotto la quercia o, dopo la curva, sotto il noce, per chetare un poco il rullio del cuore impazzito. Il gheppio non c’è più e io, come lui, vorrei avere le ali. A casa ci arrivo, e ogni volta mi stupisco di esserci riuscita.
Mi concedo riposo e aspetto la notte, quando il mondo può solo sognare ciò che io vivo, per ristorare il corpo alla sorgente dalla fatica della giornata. Cammino, al ritmo di un’orchestra diretta dalla brezza dove “l’albero sussurrante” accompagna l’usignolo, e non mi sento sola.
Tiade e le lucciolePochi passi e sono arrivata sul sentiero che porta alla fonte, tendendo l’orecchio ché lo sgocciolio dell’acqua mi guidi nel buio. La luna è solo un ciglio albino e mi aspettavo di non vederci… e mi si è mozzato il fiato!
Tutte le stelle sono scese dal cielo a illuminarmi il cammino. È uno spettacolo unico, il sentiero, gli arbusti, i rami e l’aria stessa sono fosforescenti di lucciole.
Mi fermo e cerco di impostare la macchina fotografica “a naso” sperando di coglierle come si colgon le stelle.
Rido, sommessa, da sola, “le fate” bisbiglio a me stessa, “le mie fate mi accompagnano!”.
Non è invece difficile trovare le vasche, sono rischiarate da una luce irreale.
Mentre mi lavo la testa sembra che vogliano entrare nel secchio. Sono tempestata di gemme.
Non sento il freddo dell’acqua mentre mi lavo, sono circondata e l’emozione è la stessa della bimba incantata che si innamorò di questi boschi.
Provo a fotografarmi con le lucciole intorno, impossibile. Solo con l’argentica e la giusta attrezzatura potrei fare delle foto uniche.
Non riesco ad andarmene, sono eccitata, col respiro corto, come una ninfa di fronte al suo primo amante.
Continuo a fare fotografie cercando di inquadrare le stelle in cielo e quelle in terra contemporaneamente, quando sento un fruscio e il cuore inizia a battere forte, pure scariche di adrenalina. Mi ricordo dei lupi segnalati nella zona ma mi dico che in una notte magica non può succedermi niente.

Tiade PanspermiaAziono il flash, una, due, tre volte, ma nel buio solo il buio si rivela. Arrivo a casa col cuore impazzito, mi sento viva come non mai. Rimango qualche secondo appoggiata alla porta chiusa. Sto indescrivibilmente bene come da tanto non mi sentivo, soprattutto pensando alla giornata faticosa e sono contenta che il mio cuore abbia retto la fatica per tornare a pulsare così forte.
È stato come lanciarsi a cavallo in una folle corsa, l’aria fresca sulla pelle e l’adrenalina, incontenibile, come la felicità, come la consapevolezza che la magia è per pochi.
Vi son luoghi speciali, magici, dove Gea si rivela a chi la sa “vedere”.

E io l’ho vista. E io la vedo.

rimaTiade, nov 2013

prima parte > Le case delle Fate

2 commenti su “Tiade e le lucciole”

  1. Ciao, il tuo racconto è stupendo, il modo in cui descrivi quell’avventura è veramente coinvolgente, ma la cosa più importante è che chi come te, apprezza in questo modo la natura, può solo essere una bella persona 😊

    Fabio il wild

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